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Risorse idriche

La risorsa irrigua è un elemento che deve essere gestito responsabilmente poichè è indispensabile per la vita. Nelle piante è il reagente per la fotosintesi ed il veicolo per il trasporto delle sostanze nutritive. Il flusso idrico si muove dal suolo alla pianta, per assorbimento radicale, ed attraverso la traspirazione della superficie fogliare, passa all’atmosfera.

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In agricoltura la disponibilità dell'acqua è un parametro fondamentale e necessario alla produzione. La naturale fruibilità della risorsa idrica dipende dal clima, dal tipo di suolo e dal ciclo idrogeologico.





Il fabbisogno irriguo di una specie agraria, cambia a seconda d
elle caratteristiche ambientali e della coltura stessa, poiché variano le profondità dell’apparato radicale ed il grado di tolleranza alle carenze idriche.

Prima di tutto, è necessario conoscere il bilancio idrologico dell’area di coltivazione, in particolare la distribuzione delle precipitazioni, le perdite dovute a percolazione profonda, ruscellamento superficiale ed evapotraspirazione, infine gli apporti dati dalle acque di falda. Determinante è anche il tipo di suolo, le sue capacità idriche, capacità d’infiltrazione e permeabilità.

Conoscere e misurare questi fattori permette di valutare la necessità o meno di ricorrere all’irrigazione, riducendo eventualmente i costi economici e ambientali di quest’operazione. Essa può essere applicata con tecniche differenti (localizzata, con irrigatori, per scorrimento o infiltrazione), le quali possono in misura diversa, influire sui processi di salinizzazione dei terreni e favorire la diffusione dei patogeni e di specie vegetali infestanti favoriti da un eccesso di umidità. 

Acqua
Il volume di acqua presente sulla Terra è di circa 1,4 miliardi di chilometri cubi, di cui:
  • 97,5% sono acque marine;
  • 2,5% sono acque dolci (ghiacciai e nevi perenni e, in piccola parte, acque sotterranee e superficiali);
In totale, solo l’1% di tutte le risorse di acqua dolce sono utilizzabili dagli ecosistemi e dall’uomo (lo 0,01% di tutta l’acqua sulla Terra!).

Consumi idrici
In Europa, la richiesta e i prelievi idrici sono imputabili per il 30% all’agricoltura e per il 46% alla produzione di energia, il resto per usi civili e industriali. In Italia, è il settore agricolo il principale responsabile dei prelievi (in media 65%). L’eccessivo sfruttamento delle acque sotterranee (falde profonde o freatiche) è il principale responsabile della perdita di zone umide in Europa e, lungo le coste, dell’intrusione di acqua salmastra nelle falde (Dossier WWF, 2008)

Sistemazioni idraulico-agrarie

Sono le sistemazioni di terreni pianeggianti o declivi atte a favorire lo sgrondo delle acque di pioggia. Sono usate, per la regimazione delle acque superficiali e profonde, per il controllo dell’erosione e degli eventi meteorologici, infine per regolare lo sviluppo della coltivazione, migliorando le disponibilità idriche di riserva.

Esistono diversi schemi e tecniche per la sistemazione idraulico-agraria del terreno, adattati al tipo di ambiente, agli ordinamenti colturali e all’evoluzione dei mezzi di produzione.

In Toscana, ad esempio, prima dell’avvento della meccanizzazione e dell’abbandono della coltura promiscua, in pianura si erano diffuse le sistemazioni “a proda”: il campo era circondato da fossi, lungo il bordo c’erano i filari di viti sostenuti dall’acero; la proda era la piccola striscia di terreno tra il fosso e il filare.

In collina, i terreni leggermente declivi di tipo argilloso erano lavorati a rittochino, cioè nel senso della massima pendenza. Ancora oggi è uno strumento valido per la regimazione delle acque, ma può provocare erosione superficiale.

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Il terrazzamento era un’altra tipica sistemazione di collina, caratterizzata da terrazzi su livelli diversi, separati da muretti a secco dove venivano coltivate vite ed olivo.



Le sistemazioni idraulico-agrarie hanno influito sulla trasformazione dl
paesaggio agrario.

Nel tempo si sono adattate alle scelte aziendali, sempre più orientate ad una coltura specializzata e molto spesso meccanizzata, che pertanto richiede superfici più ampie, prive di strutture separatorie (come i filari sul bordo dei campi, siepi e boschetti) per agevolare il passaggio dei macchinari.

In questo modo, gli appezzamenti di pianura sono stati riuniti, ampliati e gli elementi marginali eliminati. I terreni declivi di collina e di montagna, invece, sono stati in parte abbandonati per la difficoltà nel renderli economicamente più produttivi.


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