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Come
tutelare la biodiversità
La
tutela delle
diversità ecosistemiche inizia con la scelta di istituire
delle aree idonee
alla loro conservazione.
Preservare specie
e habitat a rischio estinzione è un'azione indispensabile per non
perdere un
patrimonio biologico unico e irriproducibile.
La
biodiversità può
esprimere le sue funzioni ecologiche ed economiche nel tempo, soltanto
se
gli ecosistemi sono gestiti correttamente, tuttavia, nel caso questi
siano stati compromessi, si può ricorrere ad
interventi di ripristino
ambientale e
rinaturalizzazione.
Inoltre,
è fondamentale
intervenire con
campagne di sensibilizzazione e
informazione affinchè la
società civile e il mondo delle imprese possano
raggiungere la consapevolezza su questo tema.
Azioni
efficaci
- Realizzare corridoi
ecologici, anche in
ambito urbano; interventi di
naturalizzazione ed ingegneria naturalistica;
- Avvalersi di
buone pratiche in ambito agricolo
e forestale;
- Prevenire e
controllare l’invasione di specie alloctone;
- Adottare strumenti
di mitigagione e
riduzione degli impatti su paesaggio e
habitat;
- Ricerche
etno-antropologiche ed interazioni con le comunità locali, per ampliare
le informazioni sulle conoscenze tradizionali nei vari comprensori
italiani;
- Ridurre
l’incidenza delle fonti di inquinamento
puntuali e diffuse
(acustico,
luminoso, atmosferico);
- Non alterare
l’idromorfologia dei corsi d’acqua, ripristinare le
connessioni dei corpi idrici, per favorire le specie ittiche
migratrici;
- Aumentare il
verde urbano, con funzione di filtro agli agenti inquinanti e limitare
il consumo di suolo non antropizzato, ampliando e ristrutturando le
infrastrutture esistenti;
- Promuovere le
tecnologie di risparmio energetico e forme di energia
pulita;
- Ottimizzare il
ciclo dei rifiuti, incentivando il recupero ed il riciclo dei materiali;
- Misurare l'impronta
ecologica dei processi
produttivi e dei consumi;
- Promuovere un
turismo sostenibile (accrescere la conoscenza di un territorio rurale);
- Aderire a
sistemi di gestione ambientale (EMAS, ISO 14001) e marchi
di qualità
ambientale;
- Applicazioni
di regolamenti e strumenti di gestione (Aree Protette e Rete Natura
2000, Direttiva 2008/56, direttiva quadro sulla strategia per
l’ambiente marino, PSR 2007-2013).
Conservare
significa preservare lo stato funzionale di un territorio (foreste,
aree marine, corpi idrici, zone umide di alto
pregio) attraverso sistemi volti ad incrementarne la resistenza ambientale.
Consapevoli
che in una comunità biotica non tutte le specie
apportano lo stesso contributo in termini di struttura e processi si è
cercato, in
passato, di proteggere le specie-ombrello o le specie
chiave delle aree in cui si registravano situazioni di emergenza.
Oggi sappiamo che la biodiversità deve essere conservata a tutti i
livelli ecositemici.
Pertanto, nella
pianificazione di aree protette a scopo conservativo, è opportuno salvaguardare sistemi biologici
complessi, per impostare una rete di corridoi di
connessione tra le varie aree naturali.
La
conservazione di interi eco-sistemi o di paesaggi, infatti, offre una
maggiore probabilità di successo a lungo termine,
rispetto alla
conservazione di una piccola area oppure di una singola specie rara,
ciò in
ragione del principio
delle proprietà
emergenti,
della capacità di autoregolazione e della dimensione spaziale del
sistema.
Conservare
le specie e il paesaggio
Le specie chiave o primarie,
occupano una posizione fondamentale per
l’equilibrio del sistema, sono pertanto insostituibili, altre giocano
un ruolo secondario (comunque non marginale). Un
esempio è quello della stella marina (genere Pisaster) che se rimossa
dalle aree litorali regolate dal flusso delle maree, favorisce la
crescita incontrollata dei mitili, mettendo in crisi le altre biocenosi
presenti.
Le specie-ombrello
hanno
le più elevate esigenze ecologiche, richiedono habitat piuttosto
vasti e di qualità. Se viene salvata dall’estinzione la
specie-ombrello, si può supporre che numerose altre specie, meno
esigenti in termini di
risorse e più tolleranti agli stress ambientali, siano salve.
Questo
è un concetto
piuttosto discusso, poiché, data la complessità di un ecosistema, è
difficile o inesatto, individuare una sola specie che possa fungere da
efficace ‘ombrello’ per tutte le altre.
Sarebbe
più
corretto individuare un gruppo di specie che in quell’ecosistema
evidenzi particolari fenomeni di vulnerabililtà, a causa
dell'alterazione di habitat o indisponibilità di risorse (specie focali).
L’approccio che si preferisce utilizzare, si basa sulla
conservazione
di interi ecosistemi e paesaggi e non più solamente sulla
protezione
delle singole specie.
"Quando
avranno inquinato l’ultimo fiume, abbattuto l’ultimo albero, preso
l’ultimo bisonte, pescato l’ultimo pesce, solo allora si accorgeranno
di non poter mangiare il denaro accumulato nelle loro banche."
(Tatanka
Iyotake, Capo Sioux, 1831-1890).
A
livello internazionale,
i criteri comuni per la definizione delle
aree protette sono stati individuati fin dal 1948 dalla IUCN (Unione
Internazionale della Conservazione della Natura e delle sue Risorse) e
nel tempo si sono adattati alle nuove convenzioni.
A
livello europeo, in
aggiunta alla
Direttiva
Uccelli (79/409/CEE),
lo strumento normativo per la conservazione degli
habitat naturali e seminaturali per la flora e la fauna selvatica, è
costituito dalla Direttiva
Habitat (92/43/CEE). La direttiva indica i
criteri per la creazione di una rete ecologica a scala europea, detta
Natura 2000,
con zone speciali di conservazione.
Ad
oggi, in Italia,
sono stati instituiti 2.564 siti
Natura 2000, 2288 siti
di importanza
comunitaria (SIC)
e 597 zone di protezione
speciale (ZPS). Gli habitat d’interesse prioritario per la
conservazione
sono caratteristici di una zona biogeografica dell’Unione (alpina,
atlantica, continentale, macaronesica, mediterranea) oppure sono quelli
ridotti o alterati.
Le
specie protette sono quelle in pericolo o vulnerabili all'estinzione estinzione,
quelle rare, con popolazioni piccole e quelle endemiche, specifiche di
un particolare habitat, che solo in quello esistono.
In Italia, la Legge
quadro sulle Aree Protette (n. 394/91) comprende Norme
per la loro istituzione, gestione e criteri di
classificazione delle aree stesse, suddivise in Parchi Nazionali,
Parchi
Naturali Regionali, Riserve Statali oppure Regionali.
A
queste si aggiungono
le aree gestite da Università e Associazioni ambientaliste. Le aree
protette rappresentano circa il 19% del territorio italiano,
considerati anche i SIC e ZPS (WWF).
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