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Corridoi ecologici
Il
paesaggio è
costituito da un mosaico di ecosistemi che possono essere connessi o
frammentati. L’ecologia
del
paesaggio studia, tra l’altro, la forma, le dimensioni, la
distanza
ottimali
tra i vari frammenti. In
frammenti di
piccole dimensioni, cresce la probabilità di un’estinzione della
popolazione,
mentre in frammenti isolati diminuisce la probabilità che questi
possano
essere colonizzati
dopo un’estinzione.
Per
ovviare al problema della frammentazione degli
habitat
e al rischio di estinzione di una specie, è quindi importante
preservare la
connettività
tra i vari frammenti (permeabilità della matrice
paesistica), cioè
la possibilità per le specie di disperdersi e muoversi da un frammento
ad un
altro.
"L'area
di collegamento ecologico funzionale è un'area che, per la sua
struttura lineare e continua o per il suo ruolo di collegamento, è
essenziale per la migrazione, la distribuzione geografica e lo scambio
genetico di specie selvatiche"
(art.
2, Legge Regione Toscana n. 56/2000 e s.m.i.)
Le
aree naturali dovrebbero essere tutte
collegate tra
loro, ad esempio con corridoi
vegetali lungo i corsi d’acqua, con opere
di
ingegneria naturalistica per ampliarne la connettività e le macchie.
Ciò dovrebbe
essere realizzato anche nelle zone rurali, in quanto una gestione degli
agro-ecosistemi
che prevede questi interventi, contribuisce
alla riduzione della
perdita di
biodiversità.
Una
Rete ecologica
è essenzialmente costituita da tre elementi fondamentali:
- Core
areas:
in ecologia, corrisponde al
nucleo, cioè il “cuore” dell’ecosistema, dove sono mantenute le varie
espressioni della biodiversità, in base allo stato delle condizioni e
delle
proprietà sistemiche presenti.
- Buffer
zones:
in ecologia, sono le zone tampone
a margine di una core areas, la proteggono dalle pressioni
esterne (condizioni ambientali e
disturbi antropici). Inoltre svolgono un ruolo chiave per il
mantenimento
dell’equilibrio delle comunità interne al nucleo
dell’ecosistema.
Le
fasce di
contatto (fasce
ecotonali) tra due habitat adiacenti (caratterizzati da condizioni
diverse),
sono aree in cui convivono non solo gli organismi tipici della fascia
ecotonale,
ma anche quelli appartenenti agli habitat confinanti. In questa
situazione si
verifica un aumento nel numero di specie e nella densità delle
popolazioni (effetto
margine).
- Corridors:
in ecologia, rappresenta uno
spazio fisico o funzionale, in grado di collegare due ambienti,
altrimenti
separati. Infatti, solo tramite una rete di corridoi ecologici, le
specie
presenti nel nucleo e nelle zone tampone, possono disperdersi tra gli
ecosistemi.
La
distruzione di habitat dovuta all’agricoltura intensiva, ad
interventi di urbanizzazione e industrializzazione, è la prima tra le
cause della perdita della biodiversità.
Diventa importante, nella pianificazione territoriale, mantenere o
ricreare
corridoi ecologici a fini conservazionistici, in cui le specie possano
muoversi a seconda delle condizioni a loro più favorevoli.
Aree
di Compensazione Ecologica (ACE)
Le
Aree di Compensazione Ecologica possono essere realizzate attraverso:
- Mantenimento
delle fasce erbose seminate o spontanee, all’interno e ai margini dei
campi coltivati;
- Siepi,
prati
estensivi, boschi per ospitare gli insetti antagonisti;
- Zone
aride o umide;
Le
siepi riproducono l’ambiente boschivo e contribuiscono all’eterogeneità
e biodiversità del paesaggio agricolo. In ecologia, sono considerate
una rete di
strutture ecotonali in grado di assicurare la continuità dei processi
ecologici a livello di comprensorio agricolo, in quanto promuovono la
regolazione demografica dei fitofagi delle colture, fornendo luoghi di
rifugio e moltiplicazione degli entomofagi. Oltre
ad arricchire la fauna utile all’agricoltura, con l’adozione di queste
pratiche si può evitare la scomparsa di specie rare, migliorare
l’estetica del paesaggio e il suo valore ricreativo. La
diversificazione dell’ambiente agricolo è sostenuta dal PSR.
Le
caratteristiche del paesaggio influenzano le dinamiche di
popolazione,
poiché queste subiscono gli effetti della diminuzione, della
disgregazione e
dell’isolamento habitat originali.
Una
popolazione è un
insieme di
organismi della stessa specie che occupa una determinata
area. La
densità (numero di
individui per unità di superficie) di una popolazione dipende dai tassi
di
natalità e mortalità e dai flussi di immigrazione e di emigrazione.
Questi
fattori sono determinati, a loro volta, dalla disponibilità di
nutrienti, dalle
variazioni climatiche, dai meccanismi di predazione
e competizione,
nonché dai
disturbi antropici.
Quindi,
la dinamica di quella popolazione è interdipendente con gli
altri livelli
di organizzazione.
Infatti, è influenzata dal comportamento dei
singoli organismi, ciascuno dei quali ha una capacità diversa di
sfuggire ai predatori, di procacciarsi il cibo, di riprodursi, di
selezionare un habitat.
La
variabilità
individuale
dipende dal DNA,
dalla sua espressione fenotipica, ricombinazione e mutazione.
È grazie a questi meccanismi genetici che la selezione naturale premia
gli
organismi meglio adattati.
Anche
a livello di paesaggio,
possono verificarsi dei cambiamenti che inevitabilmente si ripercuotono
su
quella popolazione. Pensiamo ai cambiamenti climatici e alle
trasformazioni
nell’uso del suolo, che modificano l’habitat di crescita. Oppure ai
fenomeni di successione
ecologica e di disturbo ecologico (catastrofi, incendi, disturbi
antropici).
Le
popolazioni sono
naturalmente sottoposte a tutti questi fattori e hanno la capacità di
coesistervi in una condizione
di equilibrio dinamico.
Innanzitutto,
le
condizioni dell’habitat possono variare e la stessa popolazione assume
caratteri morfologici e fisiologici diversi (ecotipo). Vale a
dire, pur
avendo
lo stesso pool genico, esprime un fenotipo diverso.
Differenti
specie
reagiscono ai fattori di
regolazione della densità secondo due schemi
di
crescita, queste sono specie k-selezionate o r-selezionate.
Strategie
di regolazione
Specie k-strateghe;
sono specie generalmente di grossa taglia, che impiegano
solo una piccola parte della loro energia disponibile per la
riproduzione, pertanto si identificano con organismi con un minor
potenziale di crescita, ma più efficiente capacità di utilizzare le
risorse ambientali disponibili, anche se scarse (crescita logistica).
Specie
r-strateghe; generalmente di piccola taglia, impiegano
gran parte delle
energie per la riproduzione, e sono in grado di colonizzare rapidamente
un habitat non densamente popolato. Queste sono regolate da un elevato
tasso di mortalità (crescita geometrica).
Alcune
specie si
regolano grazie ai fenomeni
di immigrazione ed emigrazione: sono
definite meta
popolazioni ed occupano un livello nella gerarchia
ecologica posto tra
organismo e popolazione. Il flusso di individui
da un’area geografica
con
habitat ottimali verso un’area meno favorevole, permette la
sopravvivenza della
specie, (teoria source-sink
- sorgente e gorgo).
La
popolazione
sorgente
caratterizzata da alti livelli di natalità, raggiunto un limite massimo
di
densità, migra verso il gorgo (minor densità), che è in grado di
accogliere il
surplus di individui proveniente dalla sorgente. In definitiva le
dimensioni
della popolazione rimangono nel complesso le stesse.
Questo
è un
esempio per
la
conservazione delle specie in pericolo, ma anche per
l’organizzazione
della
vita selvatica e per il controllo degli insetti nocivi (Odum, 2001)
È
un fenomeno naturale che
si verifica in continuo a livello di
paesaggio. Si tratta dello sviluppo di una comunità biotica, la quale
tende a trasformarsi nel corso del tempo, passando da uno stadio
all’altro, fino ad arrivare allo stadio climax, la fase di maturità.
Così
come il singolo organismo, anche la comunità biotica segue un ciclo di
vita, nasce (colonizzando una determinato ambiente), cresce e si
sviluppa (modificando il tipo e il numero di popolazioni presenti),
subisce il controllo dei fattori clima, suolo, disponibilità idrica e
non ultimo, l’interferenza dell’uomo.
L’ultimo
stadio è rappresentato dal climax,
una fase metabolicamente equilibrata, in cui il valore della produzione
primaria si avvicina al mantenimento. In particolare, in ecologia si
distinguono:
Successione primaria,
le condizioni di vita non sono inizialmente favorevoli e l’ambiente è
sterile (roccia o morena di un ghiacciaio); solo specie viventi
definite pioniere possono colonizzare questi ambienti e trasformare il
substrato in suolo utilizzabile dalle diverse popolazioni.
Successione
secondaria,
l’ambiente che viene colonizzato è già stato in precedenza utilizzato
da altre comunità biotiche diverse da quella che s’insedia
(ricolonizzazione di campi abbandonati, di foreste disboscate).
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