Quadro storico

Evoluzione dell'agricoltura Italiana:  Anni '50 e '60 Anni '70 e '80 Anni '90


L'aumento demografico degli ultimi secoli è stato accompagnata dalla crescita dell'agricoltura, che oggi occupa circa il 25% delle terre emerse del mondo. Lo sviluppo dei sistemi agricoli è in gran parte coinciso con l'intensificazione dei processi produttivi, l'accorciamento dei cicli colturali, lo sfruttamento del suolo e la conversione di aree boscate o pascoli in aree adatte alle coltivazioni erbacee.

Non è così azzardato sostenere che "Agricoltura sostenibile" è sinonimo di Sviluppo sostenibile, poichè rappresenta la scelta su quale strategia intraprendere, oggi, per permettere alle generazioni future di sostenersi domani (food, no-food, carbon sequestration, resilienza, tipicità, bioeconomy etc.).

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Anni '50 e '60

Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, l'Italia attraversa un periodo di ricostruzione e ammodernamento. La politica agraria italiana ha come modello l'azienda familiare di piccole dimensioni, verso la quale vengono indirizzate misure di sostegno per interventi strutturali: la Riforma Fondiaria attua la riconversione del latifondo, nasce la proprietà contadina, vengono dati incentivi per l'acquisto di terra. Le bonifiche e gli interventi sulle infrastrutture sono utili per migliorare le condizioni di lavoro e la produttività in campo agricolo (Legge Sila e Legge Stralcio, 1950).

Nel 1957, con il Trattato di Roma, l'Italia entra a far parte della Comunità Economica Europea (oggi UE): da questo momento la struttura agricola italiana verrà progressivamente influenzata dalla politica agricola comune (PAC).

Nel processo di ammodernamento, un ruolo importante hanno il Piano Decennale (1953) e i Piani Verdi (1961 e 1966). Questi provvedimenti favoriscono l'accesso al credito agrario e gli impegni a sostegno della bonifica, della meccanizzazione, dell'impiego di bestiame di razza e di sementi selezionate. Sono gli anni in cui il progressivo sviluppo tecnologico porta ad abbandonare la coltura promiscua a favore di quella specializzata, con l'uso di notevoli quantità di input (irrigazione, fitofarmaci, diserbanti, fertilizzanti e concimi) per aumentare la produzione.

Il paesaggio subisce profondi mutamenti ed emergono i primi problemi ambientali relativi all'inquinamento e alla conservazione del suolo.

Nel contempo si assiste al boom economico, si intensifica l'esodo agricolo verso le città (crisi rurale) a causa dell'industrializzazione del paese e del cambiamento sociale.

Anni '70 e '80

Una nuova fase per l'agricoltura è segnata dalla regionalizzazione, con cui vengono decentrate alle Regioni, alcune funzioni tra cui quelle in materia di pianificazione agricola (D.P.R n. 11/1972, Legge 382/1975 e D.P.R n. 616/1977).

Nel 1977 viene emanata la "Legge Quadrifoglio" per favorire il progresso tecnico e l'aumento di produttività. Nonostante tutto ciò, l'agricoltura italiana non ha raggiunto l'autosufficienza né i redditi sperati, ed è sempre più dipendente dai benefici economici della PAC; per contenere la spesa e le eccedenze, vengono introdotte le quote fisiche di produzione.

L'Europa degli anni '80 prende coscienza dei danni ambientali causati dallo sviluppo tecnico-industriale e dall'organizzazione economica e definisce la competenza comunitaria in materia di ambiente (Trattato di Roma, 1986). Si discute e si applica il principio del set-aside, con il quale si cerca di ridurre le produzioni comunitarie attraverso il ritiro dei seminativi, cioè con la messa a riposo dei terreni destinati alla semina (Reg. CEE 1094/88).

Anni '90

Si assiste ad un processo di evoluzione della politica comunitaria (Trattato di Maastricht, 1992), che nella ridefinizione di un nuovo quadro programmatico prende in considerazione i principi di conservazione delle diversità naturali e culturali.

La Riforma Mc Sharry (1992) fissa disposizioni agro-ambientali a favore di metodi di produzione meno intensivi. In questo periodo vengono introdotti i primi regolamenti per il metodo biologico (Reg. CE 2091/92) e per le produzioni tipiche e di qualità. Vengono creati fondi strutturali per recuperare le zone abbandonate o svantaggiate.

Si intraprende una strada che offra nuovi orientamenti alla politica agricola e basi per lo sviluppo rurale sostenibile. Principi definiti nella Dichiarazione di Cork (1996), con cui si afferma il carattere multifunzionale dell'attività agricola e il suo insostituibile ruolo a favore della società e dell'ambiente.

Gli stessi obiettivi vengono ripresi e sviluppati con Agenda 2000, il documento di orientamento delle politiche europee: l'agricoltura è connessa alle tematiche agroambientali e deve garantire la sostenibilità economica, sociale e ambientale delle scelte produttive. Le singole regioni recepiscono gli indirizzi di politica agricola comunitaria PAC e mettono in atto i Piani di Sviluppo Rurale (PSR).

Attualmente la Dichiarazione di Cork è stata proposta attraverso una versione 2.0, dove sono sintetizzati 10 orientamenti politici sui quali progettare, lavorare e riflettere.